In queste ultime settimane, ci ritroviamo spesso ad immaginare illa Pupinona: maschio, femmina, età, etnia...
E' vero, ci parlo tutte le mattine e la/lo vedo sempre nella sua carrozzina nel grande prato verde, ma come tutti i bambini è molto furba/o e quindi rimane sempre sotto la sua copertina rosa e tiene sempre in testa il suo cappellino azzurro; tra l'altro palla di pelo che non l'abbandona mai, gli/le ha recuperato un bel paio di occhiali da sole per proteggere gli occhi adesso che è arrivata la bella stagione, per cui è difficile capirci qualcosa. E' proprio buffa/o perchè gli occhiali sono più grossi della sua faccia e gli/le nascondono pure il naso, ma palla di pelo ha detto che è l'unica cosa che è riuscito a recuperare sulla strada.
Tra l'altro ultimamente illa ha scoperto come escludere la "video chiamata" per cui quando scende dal suo mezzo di trasporto per giocare con gli altri bimbi, non possiamo nemmeno metterci in contatto visivo. Proprio un/una furbetto/a
Ci chiediamo come si potrebbe chiamare.
Complice il fatto che potrebbe avere sia etnia asiatica, europea o turca, i pensieri, i sogni, le "voci" che arrivano da lontano portano a:
Umpò: è il nome che ha sognato Silvia,
Hishmae: è il nome che mi ha suggerito illa una mattina mentre mi lavavo i denti,
Haiannah: è il nome che ha sognato mia mamma,
Cashmere: è il nome che danno a illa i futuri "zii".
Guarda caso tutti nomi eventualmente adattabili sia ad un maschio che ad una femmina...
Ma se alla fine si chiamasse semplicemente Hilla o Illian?
Non sappiamo quanta strada ci sia da percorrere per arrivare a Te... Sappiamo però che presto ci incontreremo!
mercoledì 22 giugno 2011
giovedì 9 giugno 2011
il mio diario 9/6/2011
Giovedì 9/6/2011 ore 7,50
E' tutta settimana che sono convinto che "domani" sarebbe stato giovedì.
Oggi giovedì finalmente è arrivato e vedremo se porterà a qualcosa.
Intanto stamattina durante il solito monotono viaggio casa lavoro, sotto un cielo grigio che non promette nulla di buono e tra un aereo e l'altro che mi volava sopra la testa mi sono ritrovato a parlare con illa Pupinona come da un po' non facevo.
E' strano, è come se da circa un mese ci fossero delle interferenze nella comunicazione.
Oggi mi ha detto, sempre rigorosamente in wawaese, che pensa che il suo viaggio sia finito.
Ieri pomeriggio i passerotti che trainavano il suo mezzo di trasporto se ne sono andati, dopo averlao lasciatao in mezzo ad un prato molto molto grande e con una grossa cascata, insieme ad altri bambini. Dice che ci sono bambini di tutte le misure e di tutti i colori. Tutti parlano in wawaese e si fanno compagnia. Sono tutti in attesa di qualche cosa anche se illa, non capisce cosa.
Ogni tanto si sente da un fiore enorme messo vicino alla cascata uscire una voce, che con un suono strano, pronuncia qualcosa in una lingua a lei/lui sconosciuta. Sembra quasi un nome. Subito dopo, da dietro la cascata, compare un grosso uccello tutto bianco e con un becco molto lungo; prende delicatamente uno dei bambini che ha intorno e lo porta via...
Dice che è un viavai incredibile. Poi mi ha salutato...
Chissà...
E' tutta settimana che sono convinto che "domani" sarebbe stato giovedì.
Oggi giovedì finalmente è arrivato e vedremo se porterà a qualcosa.
Intanto stamattina durante il solito monotono viaggio casa lavoro, sotto un cielo grigio che non promette nulla di buono e tra un aereo e l'altro che mi volava sopra la testa mi sono ritrovato a parlare con illa Pupinona come da un po' non facevo.
E' strano, è come se da circa un mese ci fossero delle interferenze nella comunicazione.
Oggi mi ha detto, sempre rigorosamente in wawaese, che pensa che il suo viaggio sia finito.
Ieri pomeriggio i passerotti che trainavano il suo mezzo di trasporto se ne sono andati, dopo averlao lasciatao in mezzo ad un prato molto molto grande e con una grossa cascata, insieme ad altri bambini. Dice che ci sono bambini di tutte le misure e di tutti i colori. Tutti parlano in wawaese e si fanno compagnia. Sono tutti in attesa di qualche cosa anche se illa, non capisce cosa.
Ogni tanto si sente da un fiore enorme messo vicino alla cascata uscire una voce, che con un suono strano, pronuncia qualcosa in una lingua a lei/lui sconosciuta. Sembra quasi un nome. Subito dopo, da dietro la cascata, compare un grosso uccello tutto bianco e con un becco molto lungo; prende delicatamente uno dei bambini che ha intorno e lo porta via...
Dice che è un viavai incredibile. Poi mi ha salutato...
Chissà...
martedì 7 giugno 2011
Pensieri
Piove... sono passati 25 giorni da quando abbiamo consegnato i documenti. Silenzio su tutti i fronti: l'ente ci ha assicurato che le cose stanno procedendo come da copione. Stanno finendo di tradurre i documenti, il 15 di giugno si riunirà la camera di consiglio del paese per dare i numeri alle pratiche. Forse solo allora avremo notizie sulla scheda sanitaria e sulla foto di nostra/o figlia/o.
Penso che sia la stessa ansia che provano i genitori biologici nell'attesa di vedere l'ecografia o di sapere se il bimbo sta crescendo bene nella pancia.
Quanto è difficile.
Mi sono sempre detto che la parte più difficile sicuramente era il pre: psicologi, assistenti sociali, decreto di idoneità, corsa per preparare i documenti: balle.
Il momento più difficile è questo: dovere e sapere semplicemente aspettare. Non farsi prendere dall'ansia e dalla fretta.
Mi ritrovo ora ad un passo dalla meta in una crisi di nervi che nemmeno immaginavo.
Si è vero, è tutto a portata di mano, ma finchè non sarò su quel benedetto aereo per il viaggio di ritorno con mio/a figlio/a, ogni giorno sembrerà interminabile.
Silvia sta vivendo quasi più serenamente di me la cosa. Io che sono sempre stato il "duro" della coppia ora mi trovo a essere il più debole.
Vorrei che il telefono squillasse.
Vorrei che il telefono NON squillasse.
Provo a vivere tutti i pensieri che potrebbero corrermi nella mente in quei 3 secondi che dividono il movimento del dito che si sposta sul tasto verde del telefono: "Tutto confermato, si parte il giorno..." o "Mi spiace ci sono dei contrattempi, degli imprevisti burocratici..."
Certo, bisogna essere ottimisti, ma poi capita di leggere di coppie che conosci o meno, degli intoppi che hanno. Mi rendo conto di non essere padrone neppure delle mie paure e delle mie ansie. Sono solo una bandiera in balia del vento e del tempo. E oggi piove, fa freddo e c'è vento. Oggi mi sento pesante e sento il vento che penetra attraverso le fibre della stoffa.
Per fortuna che esistono anche i momenti di lucidità, in cui mi ritrovo a pensare che a breve (e non necessariamente inteso nel senso vero della durata) sarò papà: mia/o figlia/o sa che avrà un papà. Questo tempo che ci separa non è importante perchè il modo in cui trascorreremo il tempo quando saremo insieme, varrà più di questo tempo "perso".
Penso che sia la stessa ansia che provano i genitori biologici nell'attesa di vedere l'ecografia o di sapere se il bimbo sta crescendo bene nella pancia.
Quanto è difficile.
Mi sono sempre detto che la parte più difficile sicuramente era il pre: psicologi, assistenti sociali, decreto di idoneità, corsa per preparare i documenti: balle.
Il momento più difficile è questo: dovere e sapere semplicemente aspettare. Non farsi prendere dall'ansia e dalla fretta.
Mi ritrovo ora ad un passo dalla meta in una crisi di nervi che nemmeno immaginavo.
Si è vero, è tutto a portata di mano, ma finchè non sarò su quel benedetto aereo per il viaggio di ritorno con mio/a figlio/a, ogni giorno sembrerà interminabile.
Silvia sta vivendo quasi più serenamente di me la cosa. Io che sono sempre stato il "duro" della coppia ora mi trovo a essere il più debole.
Vorrei che il telefono squillasse.
Vorrei che il telefono NON squillasse.
Provo a vivere tutti i pensieri che potrebbero corrermi nella mente in quei 3 secondi che dividono il movimento del dito che si sposta sul tasto verde del telefono: "Tutto confermato, si parte il giorno..." o "Mi spiace ci sono dei contrattempi, degli imprevisti burocratici..."
Certo, bisogna essere ottimisti, ma poi capita di leggere di coppie che conosci o meno, degli intoppi che hanno. Mi rendo conto di non essere padrone neppure delle mie paure e delle mie ansie. Sono solo una bandiera in balia del vento e del tempo. E oggi piove, fa freddo e c'è vento. Oggi mi sento pesante e sento il vento che penetra attraverso le fibre della stoffa.
Per fortuna che esistono anche i momenti di lucidità, in cui mi ritrovo a pensare che a breve (e non necessariamente inteso nel senso vero della durata) sarò papà: mia/o figlia/o sa che avrà un papà. Questo tempo che ci separa non è importante perchè il modo in cui trascorreremo il tempo quando saremo insieme, varrà più di questo tempo "perso".
mercoledì 25 maggio 2011
il "calvario" dei documenti: seconda settimana
Lunedì 9 maggio
Siamo nuovamente pronti per riprendere il nostro cammino.
Abbiamo appena trascorso un bel fine settimana in montagna a casa di amici. Si tagliava la legna (un modo come un altro per sfogare lo stress) e si respirava aria buona. A proposito grazie ancora dl fine settimana.
La giornata corre abbastanza spedita. A mezzogiorno vado a ritirare i certificati al ministero delle entrate e intanto Silvia passa dal notaio a ritirare copia conforme dell'atto di acquisto della casa.
Alle 16,00 chiamo in questura per il passaporto, e... INIZIANO I CONTRATTEMPI!!!
"Mi dispiace il passaporto non è stato stampato, vi consiglio di presentarvi alla questura di via Cordusio e richiedere l'urgenza". Come? L'urgenza l'avevamo chiesta la settimana prima: panico
Martedì 10 maggio
Alle 9,30 siamo in procura: rilasciamo i fogli che dovevano essere legalizzati e la signora ci dice che potevamo passare giovedì a ritirarli.
Alle 10,30 siamo in questura: "Mi spiace il passaporto non è stato stampato". Ancora?
Gli dico che avevamo chiesto l'urgenza, gli spieghiamo la situazione e gli diciamo che senza passaporto non possiamo far legalizzare i documenti in prefettura ne tanto meno autenticare i certificati.
Ci risponde: "Mi spiace, l'urgenza viene richiesta solo per motivi di lavoro o di salute e non per andare in vacanza". Andare in vacanza??? Sono un tipo abbastanza tranquillo ma li non ci ho più visto: "Ma che vacanza??? DEVO ANDARE A PRENDERE MIO FIGLIO DALL'ALTRA PARTE DEL MONDO".
Le persone che avevo intorno si allontanano, il tipo mi squadra come se volesse arrestarmi. Poi mi congeda dicendo: "per venirvi incontro presentatevi qui domani mattina non prima delle 10 a ritirare il tutto". Non avevamo parole.
Improvvisamente un flash: il giorno dopo dovevamo portare tutto in prefettura per le legalizzazioni e la mattina saremmo dovuti andare in comune per le autentiche. Eravamo in ritardo e seppure il tipo della prefettura al quale avevamo spiegato la situazione ci aveva garantito che nella giornata di giovedì, avrebbero fatto tutto, non potevamo rischiare di arrivare a venerdì mattina ad aver in mano i documenti. Metti che qualcosa non fosse andato bene?
Ci viene in soccorso una collega di Silvia che ha una amica che lavora in prefettura. Se mercoledì sera le consegnavamo a casa tutto, lei le dava i documenti e giovedì pomeriggio potevamo ritirarli: GRANDE!!!
Mercoledì 11 maggio
Ore 9,55 siamo in questura. Nonostante l'anticipo di 5 minuti ci rilasciano il passaporto. STRANO!
Ore 11,30 siamo in comune. Caso vuole che ritroviamo la stessa impiegata della volta precedente. Iniziano le autentiche e le copie conformi; "ok, va bene, questo anche, questo pure... no questi 5 documenti non possiamo autenticarli (album fotografico della casa e dei futuri nonni oltre che nostro, curriculum della coppia, 2 certificati rilasciati dall'ente perchè richiedevano una certificazioni su avvenimenti futuri e il comune di Milano non può autenticare il futuro)".
Quindi? Corriamo dal notaio con quei documenti! Durante il tragitto comune-casa, gli raccontiamo telefonicamente tutto. Ci aspetta per le 14,30.
In un'ora e con 120 euro ecco i documenti autenticati.
Ore 16,00 siamo dalla collega di Silvia che consegna tutto all'amica.
Giovedì 12 maggio
Suona il telefono, è Silvia: "pronto ciao sono io; la prefettura non può mettere il timbro sui documenti del notaio; lo può fare solo la procura". Cavolo... Chiamo la procura e mi risponde l'impiegata del lunedì: "certo che se mi avesse detto che aveva dei documenti del notaio gliel'avrei detto subito che doveva darli a noi" - "Certo che se sapevo leggere il futuro, al momento non sarei al telefono con lei". - "Va beh se riesce a portarli per le 13,00, domani li troverà pronti".
I genitori di Silvia dopo che sono stati allertati corrono alla volta della prefettura e successivamente in procura. Alle 12,30 i documenti sono stati consegnati e in mano avevamo i documenti della prefettura.
ORE 21,00: IL DRAMMA
La prefettura ha sbagliato il timbro, i documenti non andavano bene.
Chiamo il mio amico in uno stato di confusione mentale inimmaginabile. Gli spiego la cosa e gli spiego che ho bisogno di una nuovo certificato autenticato. Lui mi assicura che il giorno dopo l'avrebbe rifatto e ci saremmo trovati da qualche parte.
Ore 22,30 mi chiama un altro amico per supporto.
Intanto io e Silvia ci stavamo "scannando": non perchè la colpa fosse di uno di noi, ma perchè lo stress e l'ansia stavano prendendo il sopravvento.
Venerdì 13 maggio
Ore 8,30 siamo nuovamente in comune; chiamo una coppia che deve partire con noi, gli spiego l'accaduto e secondo lui i documenti vanno bene anche con quel timbro.
Subito dopo riceviamo la telefonata dalla prefettura. La sera alle 21,00 infatti avevamo allertato l'amica della collega di Silvia che le ha risposto dicendole che il giorno dopo le avrebbe dato notizie.
Dice che il timbro usato è solo quello. Milano per quel paese può usare solo quello.
Usciamo dal comune e chiamiamo l'ente. L'ente ci dice che non va bene, perchè le altre prefetture hanno usato un altro timbro e dobbiamo rifare tutto.
Ritorniamo in comune e la tizia dello sportello ci dice che non poteva rilasciarci subito i certificati. Come? La volta prima si e adesso no? Interviene l'impiegata della volta precedente, le spiega cosa doveva fare ed ecco che tutto si risolve.
Ore 9,30 siamo per strada in direzione ministero delle entrate. Silvia è al telefono con il medico della asl che le rifà al volo i certificati medici. Arriviamo all'agenzia delle entrate, la persona al centro informazioni era la stessa che mi aveva consegnato i documenti il lunedì. Si ricorda di me, le spiego tutto e lei ci da una copia nuova dei certificati. ore 10,15 siamo davanti alla asl per i certificati del medico. Intanto arriva il mio amico con il certificato del comune. Silvia va al lavoro e io con il mio amico ci dirigiamo verso la prefettura con tutti i documenti fatti in 2 ore contro i 4 giorni della settimana precedente.
Arriviamo in prefettura e ci accoglie l'amica della collega di Silvia. Ci fa parlare direttamente con la responsabile. La dottoressa una donna sui 55 anni molto dura nei modi mi assale dicendomi che lei non fa altri timbri diversi da quelli che ha fatto. Mi vomita addosso una serie di aneddoti, tira fuori frasi molto forti, e mi caccia fuori. Alle 11,59 dopo tutte le corse non avevo in mano nulla. Non potevamo presentare i documenti.
Chiamo l'ente, le spiego la cosa e mi viene detto che dati tutti i problemi che fa Milano, vanno bene i documenti con il timbro che avevamo, perchè il paese li accetta entrambi... Non sapevo se ridere, piangere, o incavolarmi...
Sabato 14 maggio
Alle 9,30 consegniamo i documenti a Piacenza. Ci sentivamo leggeri.
Siamo nuovamente pronti per riprendere il nostro cammino.
Abbiamo appena trascorso un bel fine settimana in montagna a casa di amici. Si tagliava la legna (un modo come un altro per sfogare lo stress) e si respirava aria buona. A proposito grazie ancora dl fine settimana.
La giornata corre abbastanza spedita. A mezzogiorno vado a ritirare i certificati al ministero delle entrate e intanto Silvia passa dal notaio a ritirare copia conforme dell'atto di acquisto della casa.
Alle 16,00 chiamo in questura per il passaporto, e... INIZIANO I CONTRATTEMPI!!!
"Mi dispiace il passaporto non è stato stampato, vi consiglio di presentarvi alla questura di via Cordusio e richiedere l'urgenza". Come? L'urgenza l'avevamo chiesta la settimana prima: panico
Martedì 10 maggio
Alle 9,30 siamo in procura: rilasciamo i fogli che dovevano essere legalizzati e la signora ci dice che potevamo passare giovedì a ritirarli.
Alle 10,30 siamo in questura: "Mi spiace il passaporto non è stato stampato". Ancora?
Gli dico che avevamo chiesto l'urgenza, gli spieghiamo la situazione e gli diciamo che senza passaporto non possiamo far legalizzare i documenti in prefettura ne tanto meno autenticare i certificati.
Ci risponde: "Mi spiace, l'urgenza viene richiesta solo per motivi di lavoro o di salute e non per andare in vacanza". Andare in vacanza??? Sono un tipo abbastanza tranquillo ma li non ci ho più visto: "Ma che vacanza??? DEVO ANDARE A PRENDERE MIO FIGLIO DALL'ALTRA PARTE DEL MONDO".
Le persone che avevo intorno si allontanano, il tipo mi squadra come se volesse arrestarmi. Poi mi congeda dicendo: "per venirvi incontro presentatevi qui domani mattina non prima delle 10 a ritirare il tutto". Non avevamo parole.
Improvvisamente un flash: il giorno dopo dovevamo portare tutto in prefettura per le legalizzazioni e la mattina saremmo dovuti andare in comune per le autentiche. Eravamo in ritardo e seppure il tipo della prefettura al quale avevamo spiegato la situazione ci aveva garantito che nella giornata di giovedì, avrebbero fatto tutto, non potevamo rischiare di arrivare a venerdì mattina ad aver in mano i documenti. Metti che qualcosa non fosse andato bene?
Ci viene in soccorso una collega di Silvia che ha una amica che lavora in prefettura. Se mercoledì sera le consegnavamo a casa tutto, lei le dava i documenti e giovedì pomeriggio potevamo ritirarli: GRANDE!!!
Mercoledì 11 maggio
Ore 9,55 siamo in questura. Nonostante l'anticipo di 5 minuti ci rilasciano il passaporto. STRANO!
Ore 11,30 siamo in comune. Caso vuole che ritroviamo la stessa impiegata della volta precedente. Iniziano le autentiche e le copie conformi; "ok, va bene, questo anche, questo pure... no questi 5 documenti non possiamo autenticarli (album fotografico della casa e dei futuri nonni oltre che nostro, curriculum della coppia, 2 certificati rilasciati dall'ente perchè richiedevano una certificazioni su avvenimenti futuri e il comune di Milano non può autenticare il futuro)".
Quindi? Corriamo dal notaio con quei documenti! Durante il tragitto comune-casa, gli raccontiamo telefonicamente tutto. Ci aspetta per le 14,30.
In un'ora e con 120 euro ecco i documenti autenticati.
Ore 16,00 siamo dalla collega di Silvia che consegna tutto all'amica.
Giovedì 12 maggio
Suona il telefono, è Silvia: "pronto ciao sono io; la prefettura non può mettere il timbro sui documenti del notaio; lo può fare solo la procura". Cavolo... Chiamo la procura e mi risponde l'impiegata del lunedì: "certo che se mi avesse detto che aveva dei documenti del notaio gliel'avrei detto subito che doveva darli a noi" - "Certo che se sapevo leggere il futuro, al momento non sarei al telefono con lei". - "Va beh se riesce a portarli per le 13,00, domani li troverà pronti".
I genitori di Silvia dopo che sono stati allertati corrono alla volta della prefettura e successivamente in procura. Alle 12,30 i documenti sono stati consegnati e in mano avevamo i documenti della prefettura.
ORE 21,00: IL DRAMMA
La prefettura ha sbagliato il timbro, i documenti non andavano bene.
Chiamo il mio amico in uno stato di confusione mentale inimmaginabile. Gli spiego la cosa e gli spiego che ho bisogno di una nuovo certificato autenticato. Lui mi assicura che il giorno dopo l'avrebbe rifatto e ci saremmo trovati da qualche parte.
Ore 22,30 mi chiama un altro amico per supporto.
Intanto io e Silvia ci stavamo "scannando": non perchè la colpa fosse di uno di noi, ma perchè lo stress e l'ansia stavano prendendo il sopravvento.
Venerdì 13 maggio
Ore 8,30 siamo nuovamente in comune; chiamo una coppia che deve partire con noi, gli spiego l'accaduto e secondo lui i documenti vanno bene anche con quel timbro.
Subito dopo riceviamo la telefonata dalla prefettura. La sera alle 21,00 infatti avevamo allertato l'amica della collega di Silvia che le ha risposto dicendole che il giorno dopo le avrebbe dato notizie.
Dice che il timbro usato è solo quello. Milano per quel paese può usare solo quello.
Usciamo dal comune e chiamiamo l'ente. L'ente ci dice che non va bene, perchè le altre prefetture hanno usato un altro timbro e dobbiamo rifare tutto.
Ritorniamo in comune e la tizia dello sportello ci dice che non poteva rilasciarci subito i certificati. Come? La volta prima si e adesso no? Interviene l'impiegata della volta precedente, le spiega cosa doveva fare ed ecco che tutto si risolve.
Ore 9,30 siamo per strada in direzione ministero delle entrate. Silvia è al telefono con il medico della asl che le rifà al volo i certificati medici. Arriviamo all'agenzia delle entrate, la persona al centro informazioni era la stessa che mi aveva consegnato i documenti il lunedì. Si ricorda di me, le spiego tutto e lei ci da una copia nuova dei certificati. ore 10,15 siamo davanti alla asl per i certificati del medico. Intanto arriva il mio amico con il certificato del comune. Silvia va al lavoro e io con il mio amico ci dirigiamo verso la prefettura con tutti i documenti fatti in 2 ore contro i 4 giorni della settimana precedente.
Arriviamo in prefettura e ci accoglie l'amica della collega di Silvia. Ci fa parlare direttamente con la responsabile. La dottoressa una donna sui 55 anni molto dura nei modi mi assale dicendomi che lei non fa altri timbri diversi da quelli che ha fatto. Mi vomita addosso una serie di aneddoti, tira fuori frasi molto forti, e mi caccia fuori. Alle 11,59 dopo tutte le corse non avevo in mano nulla. Non potevamo presentare i documenti.
Chiamo l'ente, le spiego la cosa e mi viene detto che dati tutti i problemi che fa Milano, vanno bene i documenti con il timbro che avevamo, perchè il paese li accetta entrambi... Non sapevo se ridere, piangere, o incavolarmi...
Sabato 14 maggio
Alle 9,30 consegniamo i documenti a Piacenza. Ci sentivamo leggeri.
il "calvario" dei documenti: prima settimana
Lunedì 2 maggio
Siamo belli carichi pronti per affrontare l'incognita dei documenti.
Arriviamo entrambi in ufficio e avvisiamo i rispettivi superiori della situazione. Sapevano già che prima o poi questo giorno sarebbe arrivato. Forse non se lo aspettavano così presto.
Mi verrebbe da dire: figuriamoci noi.
Inizio subito a mandare una mail al Tribunale di Milano chiedendo la copia conforme di quanto serviva, successivamente chiamo per avere la certezza che la mail fosse arrivata. Mi viene confermato che il martedì della prossima settimana tutto sarebbe stato pronto.
Entrambi chiediamo ore e giorni di permesso non quantificabili. La situazione era già abbastanza critica e non potevamo chiedere 2 ore se poi ce ne sarebbero servite 3.
Durante la pausa pranzo corro al ministero delle entrate e spiego la situazione: tra cafoni che non rispettavano la fila e persone anziane che mi guardavano come un marziano e sembravano quasi scocciate dalla richiesta d'urgenza che facevo, mi sento dire che sarei dovuto tornare il giorno dopo perchè ormai l'orario al pubblico era quasi concluso; in ogni caso i tempi previsti per quel certificato erano di 30 giorni e anche con l'urgenza non sapevano cosa sarebbero riusciti a fare. PANICO!!!
Intanto i genitori di Silvia erano andati in questura a chiedere il necessario per il passaporto e a chiedere cosa si potesse fare per avere l'urgenza. Il poliziotto risponde che bastava una lettera da parte dell'ente che spiegava la situazione e comunque sicuramente per questo motivo l'urgenza era sotto intesa. Chiamo l'ente e la mail non tarda ad arrivare.
La sera corriamo in posta per pagare i bolli necessari per il passaporto e successivamente ci scattiamo delle foto alla macchinetta dell'esselunga.
Eravamo ridicoli: quasi mezz'ora a testa per 4 foto: siamo pettinati, abbiamo l'espressione giusta?
Martedì 3 maggio
Alle 8,30 siamo in questura. Raccontiamo nuovamente la "situazione" e il poliziotto si ricorda che il giorno prima erano passati i genitori di Silvia.
Mentre finiva di preparare il materiale (che spettacolo l'impronte digitali prese in digitale e non più con l'inchiostro) ci dice che il passaporto potremo ritirarlo martedì sera della settimana successiva. Gli chiediamo se poteva fare un miracolo anticipando a lunedì. Ci sorride e risponde che avrebbe fatto il possibile.
Usciamo e cerchiamo di capire come fare per il certificato medico. La nostra dottoressa non può rilasciarlo. Lo può rilasciare solo un medico del comune che abbia la firma depositata in prefettura. Chiamiamo la asl e troviamo una tizia che ci risponde dicendo che la dottoressa è autorizzata a fare questi certificati ma non prima di aver visto tutti gli esami del sangue e tutti gli esami necessari per capire se davvero siamo sani. Fa niente se l'anno scorso avevamo fatto già tutto. Panico... Ci volevano almeno 10 giorni per poter fare gli esami richiesti e la mantu. Non avevamo il tempo materiale per rifare tutto.
Mentre Silvia torna al lavoro, io corro al ministero delle entrate. Mi tocca rispiegare tutta la solfa. Mi danno un numero e mi dicono di attendere, ma dubitano riuscirò a fare qualcosa dato che non avevo preparato nessuna richiesta scritta.
Mi siedo e guardo il numero #17. Chiedo ad un signore una penna e inizio a buttare giù due righe ma in un attimo ecco il mio turno. Mi presento allo sportello n. 17. Quasi piangendo (ogni tanto un po' di sana scenografia non guasta) racconto tutta la storia. Trovo un signore davvero gentile che si prende a cuore la cosa. Mi dice che a fine turno avrebbe portato la richiesta alla responsabile e dopo averle accennato la cosa telefonicamente, ci congediamo con la promessa che anche questo documento avrebbero fatto il possibile per consegnarcelo martedì della settimana dopo.
Rientro in ufficio e parlo con la clinica alla quale si appoggia la ditta per i prelievi. La responsabile molto gentilmente mi dice che farà il possibile per fare tutti i test e gli esami necessari e darmi il tutto sabato mattina. Per la mantu però nulla da fare. Penso al S. Raffaele.
Ore 12,30 mi chiama Silvia euforica: ha i certificati medici. Un medico legale di una asl vicino al suo posto di lavoro glieli ha fatti. Un suo collega le aveva consigliato di andare li; su un foglio che aveva recuperato su internet c'erano le varie sedi dove si poteva andare per quel genere di certificati.
Mercoledì 4 maggio
Alle 9,00 siamo in tribunale per farci rilasciare il foglio riguardo la nostra fedina penale.
Mai stato in tribunale; c'è da perdersi. Incrociamo una signora molto gentile che vedendoci in difficoltà ci spiega cosa dobbiamo fare. Andiamo quindi a prendere le marche da bollo e poi diritti al piano e alla stanza. Arriva il nostro turno e una signora al di là dello sportello (str..a quanto grassa) ci rilascia i fogli dicendo che le marche da bollo non servivano. Per l'adozione è tutto esente. Ci fa uscire senza guardarci in faccia e senza nemmeno salutarci. Già inviperita alle 9,30 di mattina. Complimenti.
Successivamente ci dirigiamo verso il comune e in solo mezz'oretta otteniamo i vari certificati e prendiamo "appuntamento" per la settimana successiva per le autentiche. La tizia ci dice: "speriamo vada tutto bene, ce n'è sempre una con questi documenti da autenticare"... MMMMMhhhhhhh GUFO!!!.
Successivamente torno al ministero delle entrate per avere info riguardo la nostra richiesta. Vengo congedato con: "la dottoressa ha sulla scrivania la vostra pratica, si farà sentire lei quando è pronta"
Giovedì 5 maggio
Alle 22,00 mi chiama un mio amico (l'ingegnere a cui ho chiesto la certificazione sulla casa). Mi dice che il giorno dopo sarebbe andato in comune a fare l'autentica della firma. Mi manda per mail il documento da controllare e dopo aver corretto un paio di cose ci salutiamo.
Venerdì 6 maggio
Ore 10,30 ricevo un sms dal mio amico: "Tutto ok con l'autentica".
Ore 15,30 suona il cellulare. Era la responsabile del ministero delle entrate: "I vostri certificati sono pronti". Se avessi potuto le sarei saltato addosso.
Tutto si stava delineando abbastanza bene e senza troppi stravolgimenti "avevamo in mano" praticamente la metà dei documenti
Siamo belli carichi pronti per affrontare l'incognita dei documenti.
Arriviamo entrambi in ufficio e avvisiamo i rispettivi superiori della situazione. Sapevano già che prima o poi questo giorno sarebbe arrivato. Forse non se lo aspettavano così presto.
Mi verrebbe da dire: figuriamoci noi.
Inizio subito a mandare una mail al Tribunale di Milano chiedendo la copia conforme di quanto serviva, successivamente chiamo per avere la certezza che la mail fosse arrivata. Mi viene confermato che il martedì della prossima settimana tutto sarebbe stato pronto.
Entrambi chiediamo ore e giorni di permesso non quantificabili. La situazione era già abbastanza critica e non potevamo chiedere 2 ore se poi ce ne sarebbero servite 3.
Durante la pausa pranzo corro al ministero delle entrate e spiego la situazione: tra cafoni che non rispettavano la fila e persone anziane che mi guardavano come un marziano e sembravano quasi scocciate dalla richiesta d'urgenza che facevo, mi sento dire che sarei dovuto tornare il giorno dopo perchè ormai l'orario al pubblico era quasi concluso; in ogni caso i tempi previsti per quel certificato erano di 30 giorni e anche con l'urgenza non sapevano cosa sarebbero riusciti a fare. PANICO!!!
Intanto i genitori di Silvia erano andati in questura a chiedere il necessario per il passaporto e a chiedere cosa si potesse fare per avere l'urgenza. Il poliziotto risponde che bastava una lettera da parte dell'ente che spiegava la situazione e comunque sicuramente per questo motivo l'urgenza era sotto intesa. Chiamo l'ente e la mail non tarda ad arrivare.
La sera corriamo in posta per pagare i bolli necessari per il passaporto e successivamente ci scattiamo delle foto alla macchinetta dell'esselunga.
Eravamo ridicoli: quasi mezz'ora a testa per 4 foto: siamo pettinati, abbiamo l'espressione giusta?
Martedì 3 maggio
Alle 8,30 siamo in questura. Raccontiamo nuovamente la "situazione" e il poliziotto si ricorda che il giorno prima erano passati i genitori di Silvia.
Mentre finiva di preparare il materiale (che spettacolo l'impronte digitali prese in digitale e non più con l'inchiostro) ci dice che il passaporto potremo ritirarlo martedì sera della settimana successiva. Gli chiediamo se poteva fare un miracolo anticipando a lunedì. Ci sorride e risponde che avrebbe fatto il possibile.
Usciamo e cerchiamo di capire come fare per il certificato medico. La nostra dottoressa non può rilasciarlo. Lo può rilasciare solo un medico del comune che abbia la firma depositata in prefettura. Chiamiamo la asl e troviamo una tizia che ci risponde dicendo che la dottoressa è autorizzata a fare questi certificati ma non prima di aver visto tutti gli esami del sangue e tutti gli esami necessari per capire se davvero siamo sani. Fa niente se l'anno scorso avevamo fatto già tutto. Panico... Ci volevano almeno 10 giorni per poter fare gli esami richiesti e la mantu. Non avevamo il tempo materiale per rifare tutto.
Mentre Silvia torna al lavoro, io corro al ministero delle entrate. Mi tocca rispiegare tutta la solfa. Mi danno un numero e mi dicono di attendere, ma dubitano riuscirò a fare qualcosa dato che non avevo preparato nessuna richiesta scritta.
Mi siedo e guardo il numero #17. Chiedo ad un signore una penna e inizio a buttare giù due righe ma in un attimo ecco il mio turno. Mi presento allo sportello n. 17. Quasi piangendo (ogni tanto un po' di sana scenografia non guasta) racconto tutta la storia. Trovo un signore davvero gentile che si prende a cuore la cosa. Mi dice che a fine turno avrebbe portato la richiesta alla responsabile e dopo averle accennato la cosa telefonicamente, ci congediamo con la promessa che anche questo documento avrebbero fatto il possibile per consegnarcelo martedì della settimana dopo.
Rientro in ufficio e parlo con la clinica alla quale si appoggia la ditta per i prelievi. La responsabile molto gentilmente mi dice che farà il possibile per fare tutti i test e gli esami necessari e darmi il tutto sabato mattina. Per la mantu però nulla da fare. Penso al S. Raffaele.
Ore 12,30 mi chiama Silvia euforica: ha i certificati medici. Un medico legale di una asl vicino al suo posto di lavoro glieli ha fatti. Un suo collega le aveva consigliato di andare li; su un foglio che aveva recuperato su internet c'erano le varie sedi dove si poteva andare per quel genere di certificati.
Mercoledì 4 maggio
Alle 9,00 siamo in tribunale per farci rilasciare il foglio riguardo la nostra fedina penale.
Mai stato in tribunale; c'è da perdersi. Incrociamo una signora molto gentile che vedendoci in difficoltà ci spiega cosa dobbiamo fare. Andiamo quindi a prendere le marche da bollo e poi diritti al piano e alla stanza. Arriva il nostro turno e una signora al di là dello sportello (str..a quanto grassa) ci rilascia i fogli dicendo che le marche da bollo non servivano. Per l'adozione è tutto esente. Ci fa uscire senza guardarci in faccia e senza nemmeno salutarci. Già inviperita alle 9,30 di mattina. Complimenti.
Successivamente ci dirigiamo verso il comune e in solo mezz'oretta otteniamo i vari certificati e prendiamo "appuntamento" per la settimana successiva per le autentiche. La tizia ci dice: "speriamo vada tutto bene, ce n'è sempre una con questi documenti da autenticare"... MMMMMhhhhhhh GUFO!!!.
Successivamente torno al ministero delle entrate per avere info riguardo la nostra richiesta. Vengo congedato con: "la dottoressa ha sulla scrivania la vostra pratica, si farà sentire lei quando è pronta"
Giovedì 5 maggio
Alle 22,00 mi chiama un mio amico (l'ingegnere a cui ho chiesto la certificazione sulla casa). Mi dice che il giorno dopo sarebbe andato in comune a fare l'autentica della firma. Mi manda per mail il documento da controllare e dopo aver corretto un paio di cose ci salutiamo.
Venerdì 6 maggio
Ore 10,30 ricevo un sms dal mio amico: "Tutto ok con l'autentica".
Ore 15,30 suona il cellulare. Era la responsabile del ministero delle entrate: "I vostri certificati sono pronti". Se avessi potuto le sarei saltato addosso.
Tutto si stava delineando abbastanza bene e senza troppi stravolgimenti "avevamo in mano" praticamente la metà dei documenti
lunedì 23 maggio 2011
il mio diario dal 26/4/2011 al 30/4/2011
26/4/2011
Pasqua è appena trascorsa. Per la prima volta Silvia durante la messa, riesce a capire la predica del parroco: si parlava del SENSO DELLA VITA.
Mio padre è da poco uscito dall'ospedale. Mia madre si sta riprendendo da una piccola operazione al cuore subita tre settimane prima.
Siamo al lavoro e alle 9,00 mi suona il cellulare. E' Silvia:
"pronto ciao sono io: mi ha chiamato l'ente. Ha detto di presentarsi con una certa urgenza sabato mattina. C'è un paese che ha da poco riaperto con l'adozione internazionale. Se siamo d'accordo si preparano subito i documenti e si parte".
Non ci sto più dentro. Inizio a fare le capriole. Silvia è molto scettica invece. Ha paura. Troppe incognite, non sappiamo nulla. In sostanza mi smonta subito.
Passo e passiamo i giorni successivi nella più completa confusione mentale: cosa ci racconteranno, dove dovremo andare, cosa ci sarà da fare? I tempi, l'età del bambino, maschio, femmina?
30/4/2011
Alle ore 10,30 entriamo nella sede del nostro ente. C'erano già 4 coppie sedute in sala. Noi eravamo gli ultimi. Ci sediamo tutti in cerchio. Arrivano le responsabili di sede e il presidente inizia a esporci la cosa. Ci racconta un po' del paese, un po' di storia politica e geografica ed ecco che arriva la notizia: c'è bisogno di 5 coppie giovani che partano al più presto per questo paese. Ci sono bambini di pochi anni che devono essere mandati fuori in breve tempo. Primo viaggio previsto di 5 giorni per fine giugno, si torna in Italia per circa un mese e poi si ripartirà per un secondo viaggio di 10 giorni dal quale si tornerà con il bambino.
Ci guardiamo tutti in faccia... Si passa da uno stato di interrogazione a uno stato di euforia a uno stato di ansia comune pensando ai documenti. Il tutto in 30 secondi: il tempo di metabolizzare la cosa.
Già i documenti da preparare. Tutto in 10 giorni: certificati di matrimonio, residenza, copia conforme della relazione dei servizi sociali, copia conforme del decreto di idoneità, certificato da parte di un architetto o ingegnere sull'effettiva abitabilità della casa per un bambino, curriculum personali, certificato di sana e robusta costituzione, certificato del reddito dal ministero delle entrate, passaporto, certificati del datore di lavoro... Il tutto in parte legalizzato dalla prefettura e in parte dalla procura.
Guardo tutte le coppie ridere e parlare, quasi istericamente, felici.
e poi guardo Silvia; lo sguardo perso. Pietrificata. La faccia tirata. Ha paura. Il suo incubo peggiore le sta togliendo la gioia del momento: l'aereo. La fobia per questo enorme "volatile" che potrebbe portarci da nostro/a figlio/a.
Torniamo a casa. Per tutto il viaggio di ritorno ha pianto. In un attimo è stata bombardata da troppe emozioni. Io non sapevo cosa dire e cosa fare. Più cercavo di fare qualcosa più ottenevo l'effetto contrario. Se la lasciavo in pace, si sentiva abbandonata. Arriviamo in casa alle 14,00. Praticamente non mangiamo. Stiamo in casa tutto il pomeriggio a parlare, pensare, discutere, piangere e dormire.
Alla 1,30 mi alzo dal letto. Vado sul divano. Non riuscivo più a sentire lei piangere. Più che altro perchè mi sentivo impotente.
Alle 2 si addormenta e torno a letto, ma per tutta notte era un continuo girarsi nervosa, piangere e sospirare. Alle 6,30 mi dice che non voleva andare. Aveva troppa paura. Alle 7,30 dopo un'ora di sonno si sveglia, mi chiama e mi dice che ha deciso di andare. Perchè dall'altra parte del mondo c'è suo/a figlio/a che l'aspetta e non capisce perchè deve essere l'unica mamma che per una fobia stupida deve perdere la sua occasione.
Le dico che anche lui/lei avrà tanta paura. Lui/lei si troverà solo/a ad affrontare questa cosa. Noi saremo in due a farci forza e quindi chi è più naturale che abbia paura?
Pasqua è appena trascorsa. Per la prima volta Silvia durante la messa, riesce a capire la predica del parroco: si parlava del SENSO DELLA VITA.
Mio padre è da poco uscito dall'ospedale. Mia madre si sta riprendendo da una piccola operazione al cuore subita tre settimane prima.
Siamo al lavoro e alle 9,00 mi suona il cellulare. E' Silvia:
"pronto ciao sono io: mi ha chiamato l'ente. Ha detto di presentarsi con una certa urgenza sabato mattina. C'è un paese che ha da poco riaperto con l'adozione internazionale. Se siamo d'accordo si preparano subito i documenti e si parte".
Non ci sto più dentro. Inizio a fare le capriole. Silvia è molto scettica invece. Ha paura. Troppe incognite, non sappiamo nulla. In sostanza mi smonta subito.
Passo e passiamo i giorni successivi nella più completa confusione mentale: cosa ci racconteranno, dove dovremo andare, cosa ci sarà da fare? I tempi, l'età del bambino, maschio, femmina?
30/4/2011
Alle ore 10,30 entriamo nella sede del nostro ente. C'erano già 4 coppie sedute in sala. Noi eravamo gli ultimi. Ci sediamo tutti in cerchio. Arrivano le responsabili di sede e il presidente inizia a esporci la cosa. Ci racconta un po' del paese, un po' di storia politica e geografica ed ecco che arriva la notizia: c'è bisogno di 5 coppie giovani che partano al più presto per questo paese. Ci sono bambini di pochi anni che devono essere mandati fuori in breve tempo. Primo viaggio previsto di 5 giorni per fine giugno, si torna in Italia per circa un mese e poi si ripartirà per un secondo viaggio di 10 giorni dal quale si tornerà con il bambino.
Ci guardiamo tutti in faccia... Si passa da uno stato di interrogazione a uno stato di euforia a uno stato di ansia comune pensando ai documenti. Il tutto in 30 secondi: il tempo di metabolizzare la cosa.
Già i documenti da preparare. Tutto in 10 giorni: certificati di matrimonio, residenza, copia conforme della relazione dei servizi sociali, copia conforme del decreto di idoneità, certificato da parte di un architetto o ingegnere sull'effettiva abitabilità della casa per un bambino, curriculum personali, certificato di sana e robusta costituzione, certificato del reddito dal ministero delle entrate, passaporto, certificati del datore di lavoro... Il tutto in parte legalizzato dalla prefettura e in parte dalla procura.
Guardo tutte le coppie ridere e parlare, quasi istericamente, felici.
e poi guardo Silvia; lo sguardo perso. Pietrificata. La faccia tirata. Ha paura. Il suo incubo peggiore le sta togliendo la gioia del momento: l'aereo. La fobia per questo enorme "volatile" che potrebbe portarci da nostro/a figlio/a.
Torniamo a casa. Per tutto il viaggio di ritorno ha pianto. In un attimo è stata bombardata da troppe emozioni. Io non sapevo cosa dire e cosa fare. Più cercavo di fare qualcosa più ottenevo l'effetto contrario. Se la lasciavo in pace, si sentiva abbandonata. Arriviamo in casa alle 14,00. Praticamente non mangiamo. Stiamo in casa tutto il pomeriggio a parlare, pensare, discutere, piangere e dormire.
Alla 1,30 mi alzo dal letto. Vado sul divano. Non riuscivo più a sentire lei piangere. Più che altro perchè mi sentivo impotente.
Alle 2 si addormenta e torno a letto, ma per tutta notte era un continuo girarsi nervosa, piangere e sospirare. Alle 6,30 mi dice che non voleva andare. Aveva troppa paura. Alle 7,30 dopo un'ora di sonno si sveglia, mi chiama e mi dice che ha deciso di andare. Perchè dall'altra parte del mondo c'è suo/a figlio/a che l'aspetta e non capisce perchè deve essere l'unica mamma che per una fobia stupida deve perdere la sua occasione.
Le dico che anche lui/lei avrà tanta paura. Lui/lei si troverà solo/a ad affrontare questa cosa. Noi saremo in due a farci forza e quindi chi è più naturale che abbia paura?
il mio diario da novembre 2010 a febbraio 2011
10/2/2011
Sono passati ormai alcuni mesi dalla famosa telefonata di luglio, ma noi siamo sempre qui in attesa.
Illa Pupinona è sempre in viaggio. Chissà quando arriverà.
Continuiamo a sentire storie di abbinamenti in AN; invece noi niente.
Inconsciamente mi dico che non ce la faccio più. Questa attesa mi logora, mi distrugge.
Ma ce la devo fare. Lo devo fare per quella piccola creatura che arriverà a riempirci il cuore di gioia.
Sono passati ormai alcuni mesi dalla famosa telefonata di luglio, ma noi siamo sempre qui in attesa.
Illa Pupinona è sempre in viaggio. Chissà quando arriverà.
Continuiamo a sentire storie di abbinamenti in AN; invece noi niente.
Inconsciamente mi dico che non ce la faccio più. Questa attesa mi logora, mi distrugge.
Ma ce la devo fare. Lo devo fare per quella piccola creatura che arriverà a riempirci il cuore di gioia.
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